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28/10/2011 - La Liguria del Levante. Appunti di viaggio nella Riviera di Levante, da Portofino alle Cinque Terre.

La Liguria del Levante
A chi giunge dalle grigie città del nord regala il primo saluto del mare che occhieggia ritroso dietro agli ultimi contrafforti appenninici. E’ la Liguria di Levante, schiva e solatìa, accarezzata da un mare che ha inciso nella sua costa inquieta intime baie e aspri speroni rocciosi.

Difficile pensare che il suo fascino non facesse breccia nell’animo e nella fantasia di poeti e pensatori. Da chi vi nacque, come Eugenio Montale, figlio adottivo delle Cinque Terre, a chi ne fece una seconda patria. Un percorso romantico che s’affolla di riferimenti letterari soprattutto nel golfo dei Poeti, fra Portovenere e Lerici. La prima, strategica vedetta marinara sin da epoca romana, fu la preferita dello scrittore inglese Byron, a cui è stata dedicata una grotta. Dall’altro capo del Golfo, San Terenzo, fu la beniamina di Shelley che nel 1822 dimorò a Villa Magni, prima dell’uscita in mare che gli costò la vita. La vicina Lerici, con il suo saliscendi di carugi, incantò il latino Flacco, citato da Dante nel Purgatorio, e in tempi più recenti Sem Benelli, autore de “La cena delle Beffe” che a Villa Marigola scrisse “Notte sul Golfo dei Poeti”. Orme nel ‘900 seguite dallo scrittore e regista torinese Mario Soldati che della minuscola Tellaro fece il proprio “buen retiro”.

Le Cinque Terre
La colpa, o forse il merito, del loro isolamento fu dei Romani che, prolungando la Via Aurelia verso la Val di Vara, tagliarono le Cinque Terre fuori dal tempo.Un lembo di costa scoscesa pocolontano da La Spezia, incastonata da minuscoli borghi dai colori smaltati. Porta di questo piccolo mondo antico, arrivando da Genova, è Monterosso custode dell’unica spiaggia della zona e di un bel crocefisso del Van Dyck nella chiesa di San Francesco. Seguono Vernazza, dal ridente porticciolo; l’appartata Corniglia, un tempo fortificata; Manarola, che pare scivolare dolcemente in mare; e Riomaggiore che al tramonto, ormai vuota di gente, si riappropria di silenzi e misteri difesi con gelosia.
Luoghi in cui si trasferì dalla vicina Toscana il pittore macchiaiolo Telemaco Signorini e i cui “orti assetati” e “creuza de mà” ispirarono le poesie di Eugenio Montale, premio Nobel nel 1975. Qui trascorreva le estati. E merita scoprire quest’angolo di Liguria scampato ad ogni frenesia cercando le piccole cose che ispirarono i suoi “ Ossi di Seppia”, la sua prima raccolta di poesie del 1925, o seguendo i percorsi letterari organizzati dal Parco Letterario a lui dedicato che, a Monterosso, mostrano gli esterni di villa Montale e la tomba di famiglia nel piccolo camposanto.

La Via dell’Amore
Un nome che è una speranza per le tante coppie che fanno delle romantiche Cinque Terre un occasionale nido romantico. E’ la “Via dell’Amore”, sinuosa stradina pedonale tagliata nella roccia viva tra Riomaggiore – la più orientale delle Cinque Terre – e Manarola, realizzata nel 1928, ma riaperta di recente. Da Manarola il tracciato prosegue per Vernazza con il nome di Sentiero Azzurro.

Il Monte di Portofino
Molto suggestiva e da provare è la passeggiata che da Camogli raggiunge la scabra penisola di Punta Chiappa. Due ore di facile cammino nella riserva del Monte di Portofino, lungo un. sentiero a gradoni che costeggia terrazze fiorite e scampoli di vigne ed uliveti. Qua e là, poggi panoramici e manciate di case, fino a toccare Borgo San Rocco, la sua chiesa dell’800 e, un po’ oltre,la Chiesa di San Nicolò di Capodimonte, patrono di naviganti. Fra lecci e castagni si scende a Punta Chiappa e da qui a Porto Pidocchio, villaggio di pescatori dal cui molo ci si può imbarcare per Camogli.
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